Immersi nei nostri filari, ogni vitigno è una voce della stessa storia. Cambiano con il vento, respirano la luce del mare, custodiscono gesti che appartengono a questa terra da secoli.
Un patrimonio custodito con cura e pazienza, in un mosaico di varietà che raccontano identità, tradizione e ricerca. Uve nate da millenni e uve che hanno saputo adattarsi, trovando un nuovo equilibrio nella terra più antica della Sardegna.
Vitigno simbolo del territorio, amato e raccontato da Giacomo Tachis, che ne intuì la grandezza quando ancora era quasi ignorato. È una varietà che qui trova la sua patria naturale: su sabbie profonde, cullata dal Maestrale, nutrita dal respiro del mare.
Il Carignano del Sulcis offre frutti dalla concentrazione naturale, tannini setosi e una longevità sorprendente.
I suoi vini sono scuri, luminosi, ricchi di macchia mediterranea, note balsamiche, toni di amarena, liquirizia, spezie scure. Una nobiltà antica, espressa con eleganza contemporanea.
Vitigno gentile, accogliente, profondamente sardo. Coltivato sull’isola fin dall’Ottocento, il Monica cresce nei terreni più freschi del Sulcis, regalando grappoli dai profumi immediati e dal carattere sincero.
I suoi vini sono morbidi, fruttati, con note di frutti rossi e una speziatura leggera. È un vitigno che incarna la quotidianità elegante del vino isolano: scorrevole, gastronomico, estremamente versatile.
Il vitigno più celebre dell’isola, conosciuto fin dal XVI secolo, trova nel Sulcis un’interpretazione elegante e decisa. Qui il Cannonau mostra una struttura importante ma mai aggressiva, grazie al clima ventilato e al suolo che gli permette maturazioni regolari.
Profumi di frutti rossi, erbe aromatiche, mirto, una vena balsamica che emerge maturando. È un vitigno che racconta forza, ma con passo misurato. Robusto, mai ruvido, mediterraneo, luminoso.
Bovale: un nome, una lunga eredità. Antico vitigno rosso, vigoroso e complesso. Nel Sulcis assume un carattere più controllato e armonico, grazie ai terreni calcarei e all’influenza del mare.
Coltivato da secoli nelle campagne dell’isola, regala vini intensi, speziati, con toni di prugna matura, pepe nero, liquirizia ed erbe resinose. Potente ma elegante se ben gestito, è spesso protagonista delle cuvée più strutturate.
Il bianco più coltivato dell’intero patrimonio ampelografico sardo. Nato su coste baciate dal vento, plasmato da salsedine e silenzi, il Vermentino trova un equilibrio perfetto tra aromaticità e mineralità. Il mare gli regala sale e tensione, le escursioni termiche gli donano finezza.
Note di lime, rosmarino, pesca bianca e un finale sapido che ricorda appunto la brezza marina. È un bianco vibrante, moderno, di grande immediatezza.
Vitigno storico, già presente in epoca fenicia. A Santadi trova un habitat ideale nei suoli alluvionali e nelle aree più ventilate, dove conserva la sua acidità naturale e la sua innata bevibilità.
Nel calice esplode in freschezza e sincerità. Profuma di agrumi, fiori bianchi, mandorla, note marine. Il sorso è snello, equilibrato, dissetante. È un bianco essenziale, elegante nella sua linearità, perfetto per chi ama la purezza e la tradizione.
Antichissimo e poco diffuso, il Nasco è una delle perle del territorio, tra i più antichi sull’isola. Coltivato storicamente nelle zone più calde e asciutte, offre vini seducenti, ricchi di aromi floreali, toni di miele, erbe aromatiche, spezie bianche. Il palato è morbido, rotondo, talvolta vellutato.
È un vitigno che sorprende per eleganza e sottigliezza.
Delicato in vigna, complesso e generoso nel bicchiere, regala interpretazioni intime e affascinanti.
Coltivato in appezzamenti mirati, porta equilibrio e freschezza grazie all’esposizione costiera e ai terreni sabbiosi. Un tassello moderno che dialoga con la tradizione.
Qui la vite cresce su radici originarie europee, senza innesto, affondando nella sabbia come faceva prima dell’arrivo della fillossera.
dalla vendemmia alla bottiglia, tra gesti antichi, scelte tecniche, eredità di
maestri come Tachis e il lavoro quotidiano della nostra squadra di enologi.